Guggenheim Helsinki

2014

Concorso di progettazione

Parteners: Alfonso Giancotti, Luca Gaetano Malvasi, Marco Tanzilli, Marco Tarquini

Nell’ultima mostra al Centre Pompidou, Bernard Tschumi, riflettendo sul rapporto tra Concept, contesto e  contenuto, scrive: Marcel Duchamp ha dimostrato un secolo fa, nel 1914, come un portabottiglie collocato in un museo modifica immediatamente lo stato dell’oggetto, trasformandolo in arte. Anche in architettura, un concetto può essere “contestualizzato” o, inversamente, un contesto può essere “Concettualizzato”. A partire da questo la domanda più importante da porsi è: come deve essere lo spazio in un museo nel 21 ° secolo? Per essere un museo esemplare del 21 ° secolo?

Abbiamo risposto alla domanda immaginando uno “spazio in movimento”.

Tradizionalmente, lo spazio di un museo è una costante e l’opera è una variabile. Sia l’artista che curatore interpretano lo spazio per dare allo spettatore la combinazione risultante da entrambi gli elementi. Quali nuove aree di ricerca possono essere aperte all’arte attraverso l’architettura? E se gli artisti, curatori e spettatori possono sperimentare uno spazio variabile non statico in modo semplice e funzionale? Potrebbe questa idea di natura non statica modificare l’aspetto esterno dell’edificio in modo che tutta la città ne possa beneficiare? Un museo come “enitità” plastica, un museo che può essere trasformato, secondo le diverse esigenze degli artisti, curatori e del pubblico.

Un’area espositiva sospesa composta da 2.000 mq di superficie permanente e  2000 di superficie variabile. Facilmente divisibile, liberamente posizionabile nello spazio, costituita da ponti che possono essere facilmente  spostati.

Nel progetto l’ipotesi è razionalizzata considerando un sistema di ponti mobili che scorrono verticalmente e orizzontalmente lungo una maglia tridimensionale di 4,80 m x 4.80 m.
L’attacco a terra dell’edificio è minimo, per lasciare l’area pubblica in riva al mare libera e il più accessibile
possibile, per non ostacolare ma piuttosto rafforzare le dinamiche di aggregazione di questa zona insieme.

Un museo, che sia nello spazio interno che nell’aspetto esterno, non richiede una predefinita immagine, ma tante diverse che cambiano nel tempo. Immagini e spazi sono il risultato delle azioni di chi vive lo spazio e lo gestisce: le opere, i visitatori, la città e il suo clima.
Un museo che diventa un’opera in sé, ma non attraverso una forma definita, poiché è uno spazio in costante mutamento e che perde ogni distinzione tra opere d’arte, artista e pubblico; Attraverso il processo di trasformazione dello spazio stesso, luogo di produzione,  di osservazione, di confronto e di scambio che risulta sempre diverso nel tempo.

Il museo è una tela su cui ognuno può raccontare ogni volta una storia diversa.

Un omaggio al pensiero architettonico finlandese e al suo contesto culturale, come Bruno Zevi spiega nella Storia dell’architettura moderna quando scrive, su Aalto, … niente è libero di se stesso: la struttura, le facciate, le piante, le  finestre sono strettamente legati, in nome di un unico problema, in nome della libertà che ripristina e determina: la libertà umana e la libertà dello spazio entro cui si realizza il primo.

Questa è la nostra visione.